Nei giorni scorsi è stato in visita in Italia, ospite della rete In Difesa Di, Michel Forst, Relatore speciale Onu sui difensori dell’ambiente nell’ambito della Convenzione di Aarhus. Forst è un giurista di fama internazionale, con una lunga esperienza nelle istituzioni internazionali e nelle organizzazioni per i diritti umani. Dal 2014 al 2020 è stato Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani. Dal 2022 ricopre il ruolo di Relatore speciale sui difensori dell’ambiente, con il compito specifico di indagare minacce e violazioni dei diritti nei confronti di chi difende l’ambiente e il clima e offrire un meccanismo di intervento rapido.
Report dell’incontro del 30.03.26 con Michel Forst, Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i
difensori dell’ambiente nell’ambito della Convenzione di Aarhus, e con Laetitia Battisti,
Advisor di Mr. Forst.
Sede: Polo Civico Esquilino
Michel Forst è stato in precedenza relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani (2014-2020) ed esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani ad Haiti (2008-2013). È stato nominato Relatore Speciale per i difensori dell’ambiente nel 2022 e rieletto nel 2025.
Il suo mandato è stato istituito nel 2021 e si basa sull’articolo 3.8 della Convenzione di Aarhus, il quale
stabilisce che chi difende l’ambiente non deve essere oggetto di persecuzioni, sanzioni o vessazioni.
👉 Pagina ufficiale del mandato:
https://unece.org/env/pp/aarhus-convention/special-rapporteur
L’obiettivo principale dell’incontro è stato quello di comprendere come utilizzare il mandato del Relatore
Speciale ONU per i difensori dell’ambiente, uno strumento ancora poco conosciuto ma con potenzialità
rilevanti per la protezione degli attivisti e delle attiviste.
Quello che emerge è che il mandato non è uno strumento generico di advocacy, ma un meccanismo
di intervento concreto e rapido, pensato per situazioni in cui la minaccia è in corso o imminente. Non
è quindi uno strumento di “riparazione” a posteriori, ma di pressione immediata sugli Stati.
Come funziona il meccanismo di denuncia
Non è necessario costruire dossier complessi: è sufficiente compilare un form, descrivendo brevemente
quanto accaduto.
👉 Form per inviare una denuncia (complaint):
https://unece.org/environmental-policy/public-participation/how-make-complaint-special-rapporteur
Il processo si sviluppa in più fasi: dopo l’invio, il team del Relatore (in particolare l’avvocata Theresa
Mayor) prende contatto per verificare l’ammissibilità del caso. Se il caso rientra nel mandato, viene
avviata un’interlocuzione diretta con lo Stato attraverso una lettera di contestazione (letter of
allegation), che resta confidenziale per 60 giorni.
Questo passaggio è centrale: il meccanismo non è immediatamente pubblico, ma punta a obbligare il
governo a rispondere formalmente. In caso di risposte evasive o insufficienti, il Relatore può inviare
ulteriori lettere, aumentare la pressione politica e, nei casi più rilevanti, richiedere visite ufficiali nel
paese e incontri con i ministeri competenti.
Solo in situazioni particolarmente gravi (ad esempio rischio per l’incolumità della persona) è possibile
affiancare a questo percorso anche dichiarazioni pubbliche.
Un punto importante emerso nel confronto riguarda i limiti operativi: il Relatore non può intervenire
direttamente in un processo (ad esempio con uno statement al giudice) senza aver prima
attivato questa procedura con lo Stato. Questo significa che è consigliabile utilizzare questo
strumento prima dell’avvio del provvedimento giudiziario.
Differenza con altri mandati ONU
Durante il confronto è emersa una differenza rilevante rispetto ad altri mandati ONU, come quello di
Mary Lawlor sui difensori dei diritti umani. Quest’ ultimo riceve un numero molto elevato di denunce
(anche migliaia all’anno) e ha quindi una capacità limitata di follow-up sui singoli casi. Il mandato sui
difensori ambientali, essendo più specifico, consente invece un accompagnamento più continuativo e la
possibilità di esercitare una pressione più incisiva sugli Stati.
Dati e utilizzo del mandato
Ad oggi il mandato ha ricevuto 106 denunce, di cui circa 70–75 ancora attive. Provengono da 25 paesi,
con una concentrazione significativa nel Regno Unito e in Francia.
Dall’Italia risulta al momento una sola denuncia pubblica. Questo dato segnala un sotto-utilizzo dello
strumento nel contesto italiano, nonostante il livello crescente di repressione.
Circa il 50% delle denunce riguarda la repressione del diritto alla protesta, mentre l’altra metà include
altre forme di minaccia, tra cui SLAPP (cause intimidatorie), attacchi fisici e altre forme di intimidazione.
Non rientrano invece nel mandato i diritti procedurali (accesso all’informazione, partecipazione,
giustizia), che sono di competenza del Compliance Committee della Convenzione di Aarhus.
Casi pratici: quando e come utilizzare il mandato
Dal confronto con attivistə e avvocatə sono emersi alcuni chiarimenti pratici importanti.
Le denunce collettive sono possibili, ma solo se riguardano lo stesso evento (stesso luogo, stesso momento, stessa dinamica) e con il consenso esplicito di tutte le persone coinvolte, perché i nomi vengono inclusi nelle comunicazioni ufficiali inviate agli Stati. Non è invece possibile unire casi simili ma separati nel tempo o nello spazio.
Misure come i fogli di via sono considerate a tutti gli effetti forme di repressione e possono rientrare
nel mandato, ma solo se configurano una minaccia attuale o continuativa. Ancora una volta, torna il fatto che il mandato interviene sul presente, non sul passato.
E’ possibile presentare un complaint anche nel caso in cui la stessa situazione sia già stata segnalata ad altri mandati ONU. In questi casi, il team del Relatore può riesaminare il caso e, se necessario, coordinarsi con altri meccanismi internazionali.
Sul tema dell’intersezionalità, è stato chiarito che il mandato può occuparsi anche di casi complessi, ma è necessario esplicitare chiaramente la dimensione ambientale dell’attivismo, anche in senso ampio (ad esempio in relazione alla salute o al territorio).
È stato inoltre chiarito che il Relatore Speciale può, in alcuni casi, intervenire segnalando criticità o
inopportunità di provvedimenti legislativi o politiche pubbliche. Tuttavia, questa funzione è meno
prioritaria rispetto ai casi individuali di attivisti a rischio.
Position Paper e Linee Guida: strumenti politici e legali
Una parte centrale dell’incontro ha riguardato il lavoro sviluppato dal mandato sul diritto alla protesta.
A partire dalle testimonianze raccolte in diversi paesi, il mandato ha deciso di concentrarsi esplicitamente sulla repressione della protesta ambientale e della disobbedienza civile, pubblicando prima un Position Paper (2024) e successivamente delle Linee Guida (2025).
👉 Position Paper:
https://unece.org/sites/default/files/2024-
02/UNSR_EnvDefenders_Aarhus_Position_Paper_Civil_Disobedience_EN.pdf
👉 Linee Guida (testo ufficiale):
https://unece.org/sites/default/files/2025-
10/Aarhus_SR_EnvDef_Guidelines_Right%20to%20Peaceful%20Environmental%20Protest_Civil%20
Disobedience_ENG_0.pdf
Le linee guida sono formalmente rivolte agli Stati, ma sono state pensate esplicitamente come
strumento utilizzabile come riferimento anche in tribunale, pur non avendo valore vincolante.
Si articolano in due parti:
- una prima parte di inquadramento giuridico, che richiama il diritto internazionale (ICCPR) e la
giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani, chiarendo che anche le sanzioni postprotesta sono da considerarsi restrizioni al diritto di manifestare. Si chiarisce anche il ruolo della
disobbedienza civile come forma di protesta pacifica, riconoscendone la protezione nel diritto
internazionale dei diritti umani - una seconda parte più operativa, basata su cinque principi guida:
- Affrontare le cause alla base delle proteste
Gli Stati dovrebbero agire sulle cause strutturali che portano alle mobilitazioni (crisi climatica,
danni ambientali, mancanza di partecipazione), invece di limitarsi a reprimere le proteste. - Contrastare la criminalizzazione e le narrative stigmatizzanti
I governi, i media e altri attori dovrebbero evitare di rappresentare gli attivisti come criminali,
estremisti o “eco-terroristi”, poiché queste narrazioni alimentano la repressione e la violenza. - Garantire un quadro legale favorevole alla protesta pacifica
Le leggi devono proteggere il diritto alla protesta, evitando restrizioni arbitrarie e garantendo
che eventuali limitazioni siano legittime, necessarie e proporzionate. - Assicurare pratiche di polizia rispettose dei diritti umani
Le forze dell’ordine devono facilitare le proteste pacifiche, usare la forza solo come ultima
risorsa e in modo proporzionato, evitando abusi, arresti arbitrari e trattamenti degradanti. - Proteggere gli attivisti da ritorsioni e sanzioni sproporzionate
Gli Stati devono prevenire e contrastare: SLAPP (cause intimidatorie), sanzioni eccessive,
molestie, violenze o intimidazioni, anche da parte di attori privati.
Questi principi sono sviluppati in modo più dettagliato nelle Linee Guida, che includono anche
indicazioni operative e riferimenti giuridici utili per l’uso in contesti di advocacy e nei procedimenti
giudiziari.
Uso concreto: tribunali e strategia legale
Un elemento particolarmente importante emerso durante l’incontro riguarda l’uso già concreto di questi
strumenti.
È stato riportato da un avvocato dei movimenti ecologisti dei Giuristi Democratici come il Position Paper
sia stato utilizzato in un processo in Italia, contribuendo al riconoscimento del valore morale e sociale
dell’azione e a una riduzione della pena al di sotto del minimo. Questo indica chiaramente che non si
tratta solo di documenti politici, ma di strumenti che possono avere effetti reali nei contesti giudiziari
nazionali.
Le Linee Guida, ancora più articolate e fondate su riferimenti giuridici, sono pensate proprio per
rafforzare questo tipo di utilizzo.
Materiali utili e follow-up
👉 Pagina del mandato:
https://unece.org/env/pp/aarhus-convention/special-rapporteur
👉 Form per inviare una denuncia:
https://unece.org/environmental-policy/public-participation/how-make-complaint-special-rapporteur
👉 Linee guida (EN):
https://unece.org/sites/default/files/2025-
10/Aarhus_SR_EnvDef_Guidelines_Right%20to%20Peaceful%20Environmental%20Protest_Civil%20
Disobedience_ENG_0.pdf
👉 Position Paper:
https://unece.org/sites/default/files/2024-
02/UNSR_EnvDefenders_Aarhus_Position_Paper_Civil_Disobedience_EN.pdf
👉 Articolo uscito su Il Manifesto:
https://ilmanifesto.it/michel-forst-ecco-perche-tuteliamo-chi-difende-lambiente
(Si allega anche la traduzione italiana delle linee guida che però non ufficiale. Si raccomanda la non
diffusione)
