Criminalizzazione della solidarietà: urgente abrogare i decreti sicurezza

Nel corso degli ultimi anni, in Italia si sono registrate gravi intimidazioni, una campagna di delegittimazione e di odio, severe restrizioni e una serie di inchieste giudiziarie nei confronti di coloro che agiscono per difendere i diritti dei migranti.  Con una narrazione tossica, leader politici e media sono arrivati a definire “criminali” e “contrari all’interesse nazionale” coloro che agiscono per salvare vite umane e in solidarietà con i migranti: soggetti che secondo la Dichiarazione Onu sugli Human Rights Defenders del 1998 sono da considerare a tutti gli effetti difensori dei diritti umani.

Una vera e propria caccia alle streghe, iniziata nel 2017 – quando le false accuse contro le Ong portarono all’imposizione del Codice di Condotta da parte dell’allora ministro Marco Minniti – e che ha raggiunto l’apice con la nomina di Matteo Salvini al Ministero degli Interni. E nonostante le promesse di discontinuità, con il nuovo governo – entrato in carica lo scorso agosto – l’approccio al tema delle migrazioni e dei difensori dei diritti dei migranti non è cambiato. La proposta di “rivedere” alcune parti dei Decreti Sicurezza (riducendo le multe e attenuando alcune sanzioni) è infatti fin troppo cauta: per garantire il necessario spazio d’azione ai difensori dei diritti di migranti, i due decreti andrebbero abrogati.

In un positivo sviluppo, il 17 gennaio 2020 la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Agrigento e confermato la decisione del gip di Agrigento, Alessandra Vella, di non convalidare l’arresto di Carola Rackete – difensora dei diritti dei migranti e comandante della Sea Watch – riconoscendo che aveva agito nell’adempimento di un dovere, quello cioè di salvare vite umane. Tuttavia altre inchieste – come quella contro l’equipaggio della Iuventa – restano ancora aperte,  le imbarcazioni di Mediterranea (Mare Ionio e Alex) sono tuttora sotto sequestro e sempre a Mediterranea è stata notificata una multa di 366.000 euro.

I Decreti Sicurezza e le politiche attuate dal governo precedente hanno comportato violazioni sostanziali dei diritti fondamentali dei difensori dei diritti umani, come sottolineato anche da esperti dell’Onu (ad esempio, nel rapporto sui difensori dei diritti dei “people on the move” presentato nel 2018 dal Relatore Speciale Michel Forst e nella comunicazione di un gruppo di Relatori Speciali Onu nel novembre 2018).

Bisogna inoltre ricordare che l’anno scorso l’Italia è entrata a far parte del Consiglio dei Diritti Umani (UNHRC) per un ciclo triennale e uno degli impegni presi  riguardava proprio il sostegno ai difensori dei diritti umani, al lavoro del Relatore Speciale ONU sui Difensori dei Diritti Umani e il dialogo con la società civile.

Inoltre, già in occasione della scorsa UPR (Universal Periodic Review) alcuni stati membri raccomandarono all’Italia di incrementare il proprio impegno nella protezione dei diritti politici e di salvaguardare le attività dei difensori dei diritti umani e delle ONG adottando al tale scopo una legge nazionale.

Tuttavia a tali raccomandazioni, seppur notate ed accolte dall’Italia, non è stato dato seguito. Chiediamo dunque azioni concrete, per dare attuazione agli impegni presi dal paese per proteggere i Difensori dei Diritti Umani non solo all’estero ma anche a livello nazionale, nel rispetto degli obblighi che derivano sia dal suo status di membro temporaneo dell’UNHRC che di membro dell’OSCE.

A questo link, un dettagliato documento sulla criminalizzazione della solidarietà presentato a fine 2019, come contributo della rete In Difesa Di per l’Universal Periodic Review: CRIMINALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETA’ – DOSSIER IDD.