Mauritania: attivisti anti-schiavitù in carcere

Abdellahi Matalla Saleck e Moussa Bilal Biram sono due membri di IRA-Mauritania, un’organizzazione che si batte per i diritti degli ex-schiavi e per l’abolizione della schiavitù. I due difensori dei diritti umani sono in carcere da oltre nove mesi: invece di promuovere e sostenere il loro lavoro, le autorità mauritane li hanno arrestati e condannati a tre anni di prigione, con accuse false e infondate.

Tra il 29 giugno e il 9 luglio 2016, la polizia mauritana ha arrestato 13 membri di IRA, prelevandoli dalle loro abitazioni a Nouakchott, senza dar loro alcuna spiegazione. Le forze dell’ordine li hanno accusati di aver organizzato e partecipato a una manifestazione contro la distruzione di una baraccopoli alla periferia di Nouakchott, nonostante nessuno di loro fosse presente.

Per due settimane i difensori sono stati imprigionati in un carcere segreto, senza poter contattare i loro familiari e i loro avvocati. Il 18 agosto, sono stati condannati con delle pene dai 3 ai 15 anni di carcere. La situazione è peggiorata drasticamente il mese successivo, quando sono stati trasferiti a Zouerat, un carcere nel mezzo del deserto a oltre 700 chilometri da Nouakchott. Durante la detenzione a Zouerat, i difensori hanno denunciato maltrattamenti e torture, oltre a condizioni igieniche deplorevoli e sovraffollamento nelle celle.

Il 18 novembre 2016, dieci difensori sono stati scarcerati, mentre Moussa Bilal Biram, Abdellahi Matalla Saleck e Abdallahi Abou Diop sono stati trasferiti in un carcere nella periferia di Bir Moghrein, a 1200 km dalla capitale. Lo scorso gennaio anche Abou Diop è stato liberato, ma i suoi due colleghi si trovano ancora in carcere.

Numerose organizzazioni internazionali hanno chiesto al governo mauritano la loro scarcerazione, in quanto le accuse contro i due difensori sono completamente infondate. Front Line Defenders ha inoltre chiesto alle autorità di trasferire Moussa Bilal Biram e Abdellahi Matalla Saleck in un centro di detenzione più vicino alla loro città, dove le loro famiglie abbiano la possibilità di andare a trovarli, come previsto dall’articolo 59 del Regolamento ONU sul trattamento dei prigionieri.

La coraggiosa battaglia anti-schiavitù di IRA-Mauritania

 Nel 1981, la Mauritania è stata l’ultimo Paese al mondo ad aver abolito la schiavitù e nell’agosto 2015 il governo ha approvato una legge che la riconosce ufficialmente come un “crimine contro l’umanità”. Il problema, tuttavia, è stato tutt’altro che debellato. Si stima che attualmente in Mauritania ci siano tra i 400 e i 680mila schiavi, ovvero tra il 10 e il 20 per cento della popolazione.

L’organizzazione IRA-Mauritanie è stata fondata nel 2008 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, per aiutare gli ex schiavi e le loro famiglie, e per lottare per l’abolizione della schiavitù, come previsto dalla legge. Il governo, però, non ha mai visto di buon occhio il lavoro dell’organizzazione, e gli attivisti hanno subito arresti ingiustificati, persecuzione giudiziaria, calunnie, maltrattamenti e torture.

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